Presentazione dell’incontro con la Dott.ssa Marina Cortese:“Quanto conta il linguaggio nel parlare di sessualità?”

Parlare di sessualità oggi significa affrontare un tema ampio e stratificato, che tocca la sfera del
corpo, dell’intimità, delle emozioni, ma anche – e soprattutto – quella dell’identità. In un mondo
che cambia rapidamente, in cui le parole viaggiano veloci e i confini tra pubblico e privato sono
sempre più sfumati, il linguaggio con cui parliamo di sesso, genere, desiderio e relazioni assume un
peso non indifferente.

L’incontro del 5 Maggio h 18.30 vuole essere uno spazio di dialogo, ascolto e confronto. Lo
facciamo con la guida della dott.ssa Marina Cortese, ginecologa e sessuologa, che ci aiuterà a
riflettere su quanto il linguaggio incida non solo sulla narrazione della sessualità, ma anche – e forse
ancor più – sulla costruzione dell’identità di genere.

Per molte persone, soprattutto per chi non si riconosce in un binarismo rigido di genere, trovare le
parole per dirsi, raccontarsi, affermarsi è ancora una sfida. Le parole possono essere alleate potenti
nella ricerca di sé e della propria sessualità, ma possono anche trasformarsi in ostacoli, ferite,
negazioni. In quest’ottica, il linguaggio diventa molto più di un mezzo di comunicazione: è uno
spazio politico, affettivo e relazionale, che può includere o escludere, può aprire possibilità o
negarle.

Parlare di sessualità e identità di genere richiede quindi attenzione, consapevolezza e una continua
messa in discussione delle parole che usiamo. Richiede anche la capacità di ascoltare l’esperienza
dell’altro, di lasciare spazio alla complessità e alla varietà dei vissuti. Ecco perché oggi ci
interrogheremo insieme su come parlare – e ascoltare – in modo più inclusivo, rispettoso e
autentico.

Ci domanderemo, ad esempio, se esistono ancora oggi dei tabù culturali e quanto influiscano nel
nostro modo di parlare di sesso, se esistano espressioni da superare e altre da riscoprire.
Cercheremo di capire quanto i linguaggi della pornografia, dei media e dei social condizionino
l’immaginario sessuale dei più giovani, spesso lasciati soli a interpretare messaggi confusi e
contraddittori. E parleremo anche dell’educazione sessuale: di quanto (e quando) si fa, di come si
potrebbe fare meglio, e di cosa significa davvero offrire a ragazze, ragazzi e persone non binarie
strumenti per conoscere sé stessi e gli altri in modo libero e consapevole.

Tutto questo lo faremo con uno sguardo che non vuole giudicare, ma comprendere. Che non vuole
insegnare verità, ma suggerire domande. Che non pretende di trovare risposte semplici, ma invita a
restare nel dialogo.

Il linguaggio non è mai solo un mezzo comunicativo, e imparare a usarlo con cura è un atto di
responsabilità, ma anche di amore verso di sé e verso gli altri. Imparare a chiamare le cose con il
loro nome – o ad ascoltare come vogliono essere chiamate – è il primo passo per creare relazioni
più sane, più libere, più autentiche, soprattutto quella con se stessə.

Questo incontro è per tutte le persone che cercano parole nuove per raccontarsi, per chi ha voglia di
ascoltare prima di rispondere, per chi sa che dietro ogni parola c’è una storia. E che le storie, se
ascoltate bene, possono cambiare il mondo.

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