Ormai da svariati decenni, Amnesty International viene riconosciuta come una tra le più importanti ONG che si occupano della difesa dei diritti umani. Anche in Italia, l’organizzazione è una realtà ben consolidata e rappresentata da più di 150 nuclei sparsi in tutto il paese: uno degli ultimi a nascere è proprio il gruppo di lavoro di Pavia. A inizio luglio, la nostra redazione ha avuto l’occasione di conoscere Niccolò Frassetto (studente di neurobiologia) e Martina Cassarino (studentessa di sviluppo economico e relazioni internazionali), due degli attivisti del gruppo pavese di Amnesty Lombardia, e di intervistarli a proposito del lavoro che stanno portando avanti.
“Amnesty a Pavia nasce a dicembre 2025 – ci ha detto Niccolò – dopo un’intervista ai rappresentanti regionali di Amnesty International organizzata da Sinistra Italiana l’estate prima. Da lì Amnesty ha pensato ad un evento autonomo a Pavia e l’ha organizzato ad ottobre al Collegio Ghislieri, con argomento di discussione il rapporto compilato dall’organizzazione sul genocidio in Palestina. Dopo aver raccolto un po’ di forze nei primi mesi, abbiamo iniziato ad uscire sui social lo scorso aprile.”
Se è vero che Amnesty International è molto nota, anche tra persone che non hanno grandi esperienze di attivismo, forse poche persone sanno come funzionano i gruppi locali dell’organizzazione; per questo motivo, Niccolò e Martina ce l’hanno spiegato.
“I gruppi di Amnesty possono essere di tre tipi: esistono i Gruppi Italia, che non hanno limiti di età e hanno una loro autonomia anche economica; ci sono poi le Antenne, anch’esse senza limiti di età ma con meno autonomia nella gestione della cassa, che viene lasciata alla circoscrizione regionale; infine ci sono i Gruppi Giovani, nei quali si può entrare fino ai 25 anni e come le Antenne sono supportati in larga parte dalla circoscrizione.”
In questo momento, il gruppo di lavoro di Pavia è composto da una decina di persone e non ha ancora una denominazione specifica: la circoscrizione regionale ha concesso al gruppo del tempo per trovare il modo migliore di consolidarsi. Nel mentre, rimarrà registrato come Amnesty Lombardia ma potrà comunque godere di una certa autonomia nella gestione degli eventi.
Ed è proprio sul rapporto tra i vari livelli dell’organizzazione che si è concentrata la parte successiva della nostra conversazione: “Amnesty è una realtà fortemente gerarchica – ci ha spiegato Martina – noi abbiamo autonomia nella proposta di progetti e iniziative, ma poi tutto deve passare dalla direzione regionale e nazionale. Questo vale anche per aspetti pratici come creazione di locandine, colori e font: in ogni occasione, Amnesty deve rispettare una sua identità comunicativa.”
Secondo Martina, questa struttura ha sia lati positivi che negativi. “la gerarchia aiuta perché permette ad un gruppo nuovo di ricevere molto supporto, ma può anche rallentare molto il processo, cosa che viene ammessa anche all’interno.”
Nell’ultima parte di intervista, abbiamo chiesto a Niccolò e Martina come valutano il lavoro svolto in questi primi mesi di attività e quali sono i loro obiettivi per il futuro.
“Quello che vogliamo è fare rete, non muoverci mai da soli ma in un’ottica di co-costruzione e di conoscenza del territorio. Abbiamo molta voglia di ascoltare le realtà che già si muovono in città e capire come aiutare con i nostri strumenti.”
Tra le organizzazioni che Amnesty ha incontrato per creare possibili collaborazioni future si contano il Bargniff Pavia (ex Fridays for Future), Emergency, Coming Aut, Universigay e Libera; l’idea è di affrontare temi comuni come l’emergenza climatica, il diritto alla protesta e l’opposizione ai CPR. La realtà però con cui c’è stata finora più collaborazione è Karama, associazione che si occupa di solidarietà alle persone migranti e con cui è stato organizzato un evento congiunto lo scorso giugno nei giardini del Castello Visconteo.
“Uno degli obiettivi per il futuro è consolidare la rete di collaborazione – hanno continuato i ragazzi – abbiamo già avuto modo di conoscere molte persone, ma la nostra impressione è stata quella di tante realtà che si parlano poco tra di loro. Inoltre, il fatto che Pavia sia una città universitaria significa un costante ricambio di persone che rimangono solo pochi anni.”
In ogni caso, nonostante le cose non siano sempre facili, Niccolò e Martina sono soddisfatti del lavoro fatto finora e sono ottimisti per il futuro: “la battaglia per i diritti umani non deve partire solo dalle istituzioni, ma soprattutto dal basso – sostiene Martina – e ogni azione, per quanto piccola, se presa insieme a tutte le altre può arrivare a fare la differenza.”

