lunedì 7 aprile alla Biblioteca di Mirabello Scala di Pavia si è tenuto il primo appuntamento del ciclo “Leggermente Comunicativi”, dedicato a incontri con vari protagonisti del panorama comunicativo contemporaneo. Ad aprire questa rassegna è stata Sara Garlaschelli, studentessa magistrale dell’Università di Pavia ma anche voce e mente creativa di Radio UAU.
Abbiamo voluto conoscerla meglio, per farci raccontare come nasce una passione, cosa significa fare radio oggi e qual è il valore della comunicazione in un mondo che sembra non avere mai tempo per ascoltare. L’entusiasmo di Sara è tangibile, la sua energia è calma ma viva. Due anni fa ha varcato per la prima volta la porta degli studi di “Radio UAU”, spinta dalla curiosità, e forse anche dal bisogno di trovare un luogo in cui esprimersi. Oggi non solo conduce tre programmi, ma partecipa attivamente alla produzione dei contenuti, alla regia, alla scrittura. Il suo ruolo è cresciuto con lei, e con esso anche la consapevolezza di quanto sia preziosa e complessa “l’arte del comunicare”.
In un’epoca dominata da immagini e contenuti lampo, la radio resiste con il suo linguaggio unico: intimo, evocativo, vivo. Sara lo descrive come un’arte in equilibrio costante tra spontaneità e precisione, tra cuore e tecnica. La radio diventa così uno spazio sospeso, lontano dal rumore frenetico dei social, dove si può ancora parlare con calma, raccontare, e perché no, commuoversi.
La morte della radio come strumento diffuso di comunicazione è stata annunciata ormai da tanto tempo, superata da tutti i nuovi media che sono nati dopo. Sara però non è dello stesso avviso, e crede che la radio abbia ancora tanto da dire. Radio UAU è un esempio virtuoso in questo senso, dato che non solo ha un pubblico fedele che interagisce spesso con gli speaker durante i programmi, ma questo pubblico è anche composto per lo più da giovani tra i 18 e i 35 anni. Secondo Sara, una delle ragioni per questo è la scelta della musica: Radio UAU ha spesso nelle sue rotazioni brani usciti molto di recente.
Ci sono altri modi in cui una radio può effettivamente rimanere rilevante oggigiorno? Sara ha portato l’attenzione sulla questione del branding, facendo notare come fino circa agli anni 90 diverse radio erano capaci di infondere un forte senso di appartenenza nei suoi ascoltatori ma che da allora sono rimaste in poche quelle che ancora ci riescono. C’è anche qualche traccia del passato di cui invece la radio dovrebbe forse cercare di liberarsi: Sara ha raccontato che nella sua radio le speaker donna sono una minoranza molto piccola, e la situazione è molto simile un po’ dappertutto. Addirittura si fa fatica a trovare un programma condotto da una donna da sola.
Ad ogni modo, sembra che la radio sia ancora ben viva e che abbia quindi tutto il tempo per evolversi. Persone come Sara Garlaschelli sono di sicuro ottime testimonial: Con la sua voce sincera e il suo sguardo pieno di luce, ci ricorda che la comunicazione non è solo tecnica, ma scelta, presenza e passione.
Il primo capitolo del nostro viaggio ci ha lasciato soddisfatti, e “Leggermente Comunicativi” è appena cominciato.
